Quando si parla di protezione personale, la rete e il “sentito dire” sono pieni di consigli improvvisati che, all’atto pratico, rischiano di rivelarsi inefficaci o persino pericolosi. Credere a strategie errate crea un falso senso di sicurezza che può compromettere la capacità di reazione in un momento critico.

Vediamo quali sono i 5 falsi miti più comuni sulla difesa personale e cosa c’è da sapere per proteggersi davvero.

1. “Tenere le chiavi tra le dita serve a difendersi”

È uno dei suggerimenti più diffusi sui social, ma dal punto di vista biomeccanico è un errore grave. Stringere le chiavi tra le nocche per sferrare un pugno non offre alcuna reale efficacia d’impatto e rischia soltanto di procurare ferite e lacerazioni alle dita di chi le impugna.

Per la difesa ravvicinata è sempre preferibile fare affidamento su strumenti ergonomici e omologati, progettati appositamente per essere impugnati in sicurezza e sotto stress.

2. “Lo spray al peperoncino agisce istantaneamente e blocca chiunque”

Lo spray al peperoncino a base di Oleoresin Capsicum (OC) è estremamente efficace nel provocare la chiusura involontaria degli occhi e la sensazione di bruciore alle vie respiratorie. Tuttavia, fare affidamento sull’effetto come se fosse un “pulsante di spegnimento” immediato è un errore.

L’erogazione deve sempre servire a interrompere l’azione dell’aggressore per guadagnare il tempo necessario a fuggire, non a rimanere sul posto a verificare l’effetto del principio attivo.

3. “La difesa personale consiste nell’imparare a lottare”

Molti associano la difesa personale alle tecniche di combattimento corpo a corpo. In realtà, la vera difesa personale si basa per l’80% sulla prevenzione, sulla consapevolezza dell’ambiente circostante (situational awareness) e sulla capacità di evitare del tutto una situazione di rischio.

Lo scontro fisico o l’uso di un dispositivo di protezione rappresentano sempre l’ultima risorsa quando ogni altra via di fuga o de-escalation è preclusa.

4. “Basta avere lo spray dentro la borsa per essere al sicuro”

Possedere uno strumento a norma di legge (Decreto 103/2011) è il primo passo, ma non basta. Se il dispositivo è sotterrato sul fondo di uno zaino o di una borsa capiente, serviranno molti secondi per trovarlo in una situazione d’emergenza.

La prontezza d’uso richiede che lo spray sia riposto sempre nello stesso punto accessibile e che si conosca al tatto l’orientamento della clip e della sicura.

5. “Se chiedo aiuto o urlo, qualcuno interverrà sicuramente”

È il classico fenomeno psicologico noto come effetto spettatore: in luoghi affollati o in contesti urbani, le persone tendono a non intervenire presupponendo che lo faccia qualcun altro.

Urlare genericamente “Aiuto!” spesso genera confusione. In caso di necessità, è molto più efficace dare direttive chiare verso persone specifiche (es. “Tu con la giacca blu, chiama i Carabinieri!”) o concentrare ogni energia sulla ricerca immediata di una via di fuga verso un luogo frequentato e illuminato.

Conclusione

La sicurezza personale non si improvvisa e non vive di luoghi comuni. Informarsi, comprendere i limiti degli strumenti di protezione ed eliminare le convinzioni errate è il modo migliore per muoversi in totale tranquillità.

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